Un primo passo in Francia per cambiare la legge sullo stupro

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Un cartello alla manifestazione dell'8 marzo a Marsiglia, in Francia, che dice «una metro passa ogni 5 minuti, uno stupro avviene ogni 7 minuti» (Denis Thaust/SOPA Images via ZUMA Press Wire/ANSA)

La camera bassa ha approvato una modifica che introduce la nozione del “consenso”, dopo un dibattito durato anni e su cui ha influito il processo di Gisèle Pelicot

Martedì l’Assemblea Nazionale francese, la camera bassa del parlamento, ha approvato una modifica del Codice penale che inserisce la nozione di “consenso” nella definizione di stupro e aggressione sessuale.

L’attuale legge definisce lo stupro come qualsiasi atto di penetrazione sessuale commesso attraverso «violenza, coercizione, minaccia o sorpresa». Il testo approvato martedì mantiene queste categorie, ma specifica che lo stupro è un «qualsiasi atto sessuale non consensuale»: rende di fatto il consenso il fattore determinante che distingue un rapporto sessuale da una violenza. La legge specifica inoltre che il consenso deve essere «libero e informato, specifico, preventivo e revocabile» e che non può essere dedotto dal silenzio o dalla mancata reazione dell’altra persona: in altre parole, che una persona deve dare liberamente il suo esplicito consenso per ogni atto sessuale.

La legge dovrà ora essere esaminata dal Senato, ma questa prima approvazione è comunque importante perché sono anni che la politica francese dibatte sul tema.

Fino all’anno scorso la maggior parte dei partiti francesi era contraria a una modifica della legge: la Francia era anche stata uno dei paesi che più ostinatamente si erano opposti, riuscendoci, all’inserimento di una definizione di stupro basata sul consenso all’interno della prima direttiva europea per contrastare la violenza di genere, approvata a maggio del 2024. Negli ultimi mesi però il processo per gli stupri subiti da Gisèle Pelicot ha influenzato il dibattito in maniera molto netta: Pelicot era stata stuprata dopo essere stata resa incosciente a sua insaputa dal marito. La violenza non rientrava quindi strettamente in nessuna delle quattro categorie previste dalla legge (violenza, coercizione, minaccia o sorpresa).

Oltre al processo Pelicot, da anni le associazioni femministe e alcune forze politiche sostengono che questa definizione, specialmente nella categoria della “sorpresa”, sia superata: è modellata infatti sull’idea che la maggior parte delle violenze sessuali sia compiuta in contesti di chiara prevaricazione e principalmente da sconosciuti, per esempio per strada, di notte. La maggioranza degli stupri è invece compiuta da persone conosciute. Per questo l’attuale legge in vigore in Francia si adatta male a moltissimi casi, fra cui gli stupri all’interno della coppia o le violenze in cui la persona che subisce lo stupro non oppone resistenza perché ha paura.

Secondo i sostenitori della nuova legge, passare da un modello cosiddetto “vincolato” (che è anche quello della legge italiana) a un modello che non ammette la presunzione di consenso aiuterebbe a risolvere parzialmente il problema dell’altissimo tasso di archiviazione delle denunce per stupro. Per lo stesso motivo negli ultimi anni questo modello è stato adottato da diversi paesi europei, come SpagnaDanimarca, Slovenia, Islanda, Grecia e Svezia.

Anche grazie al movimento #MeToo, fra il 2016 e il 2023 in Francia le denunce per stupro aumentarono del 187 per cento. Nel 2024 sono state più di 122mila le persone che hanno denunciato un’aggressione sessuale. Lo stesso non si può dire per i processi e le condanne: nonostante ci sia stato un lieve aumento negli ultimi anni, fra il 2012 e il 2021 il 94 per cento delle denunce per stupro fu archiviato, principalmente perché il reato sarebbe stato «insufficientemente caratterizzato».

I contrari all’inserimento della nozione del consenso nella definizione di stupro sono però diversi e si trovano sia a destra che a sinistra: la proposta approvata dall’Assemblea Nazionale martedì era sostenuta dal governo centrista di François Bayrou ed è passata con 161 voti favorevoli e 56 contrari. Fra i contrari c’erano i deputati del partito di estrema destra del Rassemblement National, che sostiene che l’attuale legge offra già una definizione sufficientemente precisa, ma anche alcuni deputati del Partito Socialista.

Anche alcuni gruppi femministi sono contrari alla modifica, perché sostengono che spostare l’attenzione sul consenso possa avere l’effetto indesiderato di penalizzare ancora di più le persone vittime di stupro, portando a dei processi ancora più concentrati sul loro comportamento e non su quello della persona che le ha aggredite.

Redazione Il Post

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