Le campagne per impedire di toccare il seno alle statue di donne

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Una manifestazione femminista davanti alla statua di Molly Malone, nel marzo del 2025 (@tilly_cripwell/Instagram)

È una consuetudine in molte città turistiche, ma oltre ai danni materiali c’è quello che dice sulla considerazione del corpo femminile

Nel centro di Dublino, tra il Temple Bar e il Trinity College, c’è la statua di bronzo di una giovane donna intenta a spingere un carretto. Raffigura Molly Malone, la protagonista di una canzone popolare che è considerata l’inno non ufficiale della capitale irlandese: una pescivendola ambulante che secondo la leggenda sarebbe vissuta in città nel Diciassettesimo secolo, e che dopo essere morta di febbre in giovane età avrebbe continuato a girare le strade di Dublino come fantasma. La statua, inaugurata nel 1988, è una delle attrazioni principali di quella parte della città, e attira l’attenzione per un motivo in particolare: Molly Malone indossa un abito molto scollato e sta su un pedistallo basso, e di recente è diventata una consuetudine tra turisti toccarle il seno.

L’idea che toccare le parti protundenti di certe statue famose porti in qualche modo fortuna è molto diffusa, anche se non si capisce bene da dove si sia originata. Succede per esempio con il piede della statua di San Pietro nell’omonima basilica nel Vaticano, con il muso del Porcellino di Firenze, e con il seno della statua di Giulietta a Verona. A Dublino, dopo una campagna di pressione organizzata da una studentessa del Trinity College, l’amministrazione locale ha però deciso di prendere delle misure per ridurre il fenomeno. Della questione, comunque, si parla da tempo anche altrove, sia perché toccare ripetutamente le statue le danneggia, sia perché è una pratica che molti considerano sessista e di cattivo gusto.

A Dublino, i turisti hanno cominciato a palpare la statua di Molly Malone da poco, circa una quindicina d’anni, ma il risultato è molto visibile: le parti della statua che vengono toccate di frequente sono molto più lucide e chiare del resto.

Questa settimana il comune di Dublino ha deciso che comincerà a scoraggiare questo comportamento, piazzando temporaneamente delle guardie a tenere d’occhio la statua e ricordare ai turisti che sarebbe meglio non toccarla. Inoltre, ha promesso di ripatinare le parti della statua che sono state schiarite e rese lucide. Un portavoce del comune di Dublino ha detto che «il consiglio comunale non vuole che le persone tocchino le opere d’arte, né al chiuso né all’aperto, per evitare che vengano danneggiate e che richiedano restauri costosi», e che sta valutando anche la possibilità di mettere la statua di Molly Malone su un piedistallo più alto, in modo da rendere più complesso raggiungerne il seno.

Per Tilly Cripwell, la studentessa del Trinity College che ha fatto partire la campagna per “proteggere” Molly Malone, il problema non sono però soltanto i danni materiali, ma anche il messaggio associato al fatto che decine di persone ogni giorno palpeggino liberamente la statua di una donna.

«Di solito sono persone che vogliono farsi fare una foto mentre palpeggiano il seno di Molly, spesso da dietro. C’è chi le bacia il seno o ci mette la faccia dentro, e di solito è gente molto rumorosa e chiassosa. L’altro giorno alcuni turisti francesi hanno anche mimato il gesto di palpare me, dopo aver palpato lei», ha raccontato Cripwell alla CNN. «La cosa che mi colpisce di più è che è davvero un pessimo esempio degli standard di comportamento nei confronti delle donne che riteniamo accettabili come società». Il soprannome dato alla statua di Molly Malone dai dublinesi, peraltro, è “The tart with the cart”, “La puttanella con il carretto”

Cripwell non è l’unica a essersi preoccupata della cosa: già nel 2023 la cantautrice irlandese Imelda May si era lamentata pubblicamente del fatto che quella di Molly Malone è una delle uniche due statue di donne presenti nel centro di Dublino, scrivendo che «le donne vengono considerate oggetti da sempre, e l’unica statua della città ad avere le tette viene praticamente aggredita quotidianamente».

Ragionamenti simili sono emersi anche altrove. Lo scorso marzo l’organizzazione tedesca per i diritti delle donne Terre des Femmes ha installato dei cartelli che dicevano «Le molestie sessuali lasciano il segno» vicino a tre statue di donne i cui seni erano visibilmente schiariti e resi lucidi per via dei ripetuti palpeggiamenti dei passanti: la statua di Giulietta in Marienplatz, a Monaco; la Gioventù a Brema e la statua di Frau Rhein, che fa parte della fontana di Nettuno, nel centro di Berlino. In questo caso, la protesta doveva servire a sensibilizzare il pubblico non solo sul trattamento delle statue, ma su quello delle donne in carne e ossa: «Le statue mostrano il segno di decenni di aggressioni da parte dei passanti», ha detto l’organizzazione, nello stesso modo in cui le molestie sessuali lasciano un segno sulla psiche, e talvolta sui corpi, delle donne che le subiscono.

Tra il 2023 e il 2024, invece, si è brevemente parlato del trattamento riservato alla statua di Giulietta a Verona, palpata talmente spesso dai turisti che nel 2014 è stata sostituita da una copia costata 15mila euro per evitare che l’originale venisse rovinata ulteriormente. La statua di bronzo, creata dallo scultore veronese Nereo Costantini nel 1969, si trova nel cortile del Museo Casa di Giulietta: anche se la protagonista della tragedia di William Shakespeare non è mai veramente esistita, e anche se le vere abitazioni dei nobili Capuleti si trovano da tutt’altra parte a Verona, milioni di persone la visitano ogni anno. Gran parte di loro vuole essere fotografata nell’atto di toccare il seno della statua, come portafortuna o semplicemente come ricordo, perché lo fanno tutti.

Il trattamento riservato alla statua di Giulietta era già stato denunciato in precedenza da collettivi femministi locali come Non Una Di Meno, che nel 2017, in vista della manifestazione per la Giornata internazionale delle donne, aveva messo uno scialle e una parrucca fucsia alla statua, appoggiandovi davanti dei cartelli che invitavano tutti a partecipare alla manifestazione.

Nel 2024, poi, il giornalista del Mattino di Padova Enrico Ferro aveva commentato la notizia della formazione di un buco sulla tetta della statua, causata dagli eccessivi sfregamenti, scrivendo: «La statua danneggiata va riparata, e su questo ci sono pochi dubbi. Bisognerà però poi ragionare anche sul futuro. È giusto continuare a consentire ai turisti di toccare il seno di Giulietta? O sarebbe magari più opportuno accogliere l’istanza presentata dal preside di una scuola superiore della Toscana, che lo scorso mese di dicembre ha giudicato sessista questa tradizione?».

Ci sono anche statue che non raffigurano donne ma che subiscono lo stesso trattamento. Al cimitero di Père-Lachaise a Parigi, per esempio, c’è la tomba del giornalista francese Victor Noir, con una statua in cui appare particolarmente ben dotato. Da decenni si è diffusa l’idea secondo cui strofinargli il pene, o baciare in bocca la statua, porti fortuna in amore. Lo stesso succede con i testicoli del Toro di Wall Street a New York (anche quelli di un toro raffigurato sulla pavimentazione di piazza San Carlo a Torino), o con il naso di una statua che raffigura la testa di Abramo Lincoln vicino alla sua tomba nella città di Springfield, in Illinois.

La consuetudine di toccare le tette (o il sedere, nel caso della statua Crazy Girls a Las Vegas) delle statue che raffigurano donne, però, è talmente diffusa che avviene anche in contesti in cui non esiste nessuna precedente tradizione “portafortuna”. Toccare le statue di donne coinvolte nella protesta femminista a Brema, Berlino e Monaco non “porta fortuna”, ma le persone lo fanno lo stesso.

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