Gli insulti e le minacce alla giudice che ha condannato Marine Le Pen

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Bénédicte de Perthuis è stata messa sotto scorta a causa dei messaggi aggressivi, anche molto espliciti, diffusi dai sostenitori dell’estrema destra

Da giorni i sostenitori dell’estrema destra francese stanno prendendo di mira Bénédicte de Perthuis, la giudice che ha condannato in primo grado la leader dell’estrema destra francese Marine Le Pen a quattro anni di carcere e cinque di ineleggibilità, per appropriazione indebita di fondi europei. Subito dopo la condanna, annunciata lunedì, de Perthuis ha iniziato a ricevere insulti e pesanti minacce, anche di morte. I sostenitori di Le Pen sostengono che la condanna sia politicamente motivata, hanno pubblicato online la foto della giudice e indicazioni sulla sua residenza.

In Francia gli attacchi alla magistratura non sono consueti, anche perché i giudici sono considerati protetti da un condiviso status di autorità e autorevolezza. Ultimamente però i comportamenti aggressivi contro di loro stanno diventando sempre più frequenti: politici, avvocati e giudici accusano il Rassemblement National, il partito di Le Pen, di fomentarli e sostenerli, appellandosi a una presunta politicizzazione della giustizia.

A meno che non vinca il ricorso, la condanna all’ineleggibilità impedisce a Le Pen di candidarsi alle prossime elezioni presidenziali, nel 2027: è una decisione importante, dato che il Rassemblement National è parecchio popolare. Le Pen ha definito la sentenza una «decisione politica presa per impedire la mia candidatura», tesi sostenuta anche dal presidente del partito Jordan Bardella e da vari altri esponenti. I sostenitori dell’estrema destra hanno fatto accuse più dirette, definendo de Perthuis una «giudice rossa», il colore tradizionalmente associato alla sinistra, e riproponendo soprattutto una sua intervista del 2020 in cui raccontava di essere diventata magistrata per l’ammirazione che nutriva per Eva Joly, ex giudice poi diventata candidata ecologista sostenuta da movimenti di sinistra alle presidenziali del 2012

In realtà i media francesi dicono che non esistono indicazioni né voci su una collocazione politica a sinistra di de Perthuis o degli altri due giudici coinvolti nel processo, che sono invece descritti come “di centro”. De Perthuis ha 63 anni e una formazione economica, ha lavorato per la società di consulenza Ernst & Young ed è specializzata in temi fiscali (come appunto l’appropriazione indebita, di cui è accusata Le Pen). Il quotidiano conservatore Le Figaro sottolineava come in passato de Perthuis avesse messo sotto processo per un caso simile anche l’attuale primo ministro François Bayrou, del partito centrista MoDem.

Marine Le Pen lascia il tribunale dopo il verdetto di colpevolezza (AP Photo/Thibault Camus)

Già a novembre i procuratori che chiesero la condanna di Le Pen furono oggetto di minacce e vennero messi sotto scorta. Negli ultimi giorni post, messaggi e video online contro de Perthuis sono stati numerosi e particolarmente preoccupanti: alcuni indicano espressamente la volontà di «spararle un colpo in testa».

Il Rassemblement National si sta muovendo in modo ambivalente sulla questione. Ufficialmente condanna i comportamenti aggressivi e violenti contro de Perthuis «in ogni loro forma», dall’altra Bardella ha invitato i francesi «a indignarsi perché dei giudici hanno deciso di eliminare dalla corsa la candidata del Rassemblement National». In difesa della giudice sono intervenute le associazioni di categoria, mentre il presidente Emmanuel Macron e il ministro della Giustizia Gérard Darmanin hanno parlato di attacchi all’indipendenza della magistratura.

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